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I CENSORI  DI GESU': UN'OCCASIONE STORICA PERDUTA

Paolo di Tarso.it: Fonte, Avv. Giovanni Borrelli - La Corte di Strasburgo accogliendo la domanda di alcuni ateologi ha stabilito che il Crocifisso esistente nelle aule delle scuole pubbliche italiane debba essere rimosso, costituendo "segno esteriore forte, perturbante dal punto di vista emozionale per gli studenti di altre religioni o che non ne professino alcuna". Il quotidiano la Repubblica con un articolo a firma del noto giurista Prof. Stefano Rodotà, ha sostenuto che la Corte sarebbe stata cosi previdente "da voler sottrarre il Crocifisso ad ogni contesa", per cui questa sentenza ci porterebbe  verso una Europa più ricca, liberando i cattolici da argomentazioni strumentali!

L'interpretazione data mi induce a rammentare come, durante il ciclo di studi universitari svolti presso la Sapienza in Roma, ebbi occasione di conoscere, all'epoca non ancora docente, il Prof. Stefano Rodotà persona molto a modo, preparata e civile, tanto da nutrire nei Suoi confronti  stima e rispetto, anche perché  negli anni antecedenti il famoso 1968 si studiava con impegno e  si rispettavano i professori, nonostante talvolta non si condividessero le idee politiche, che i docenti avevano il pudore di non manifestare apertamente, quanto meno durante le lezioni, perchè il diritto non consentiva forzature, quasi fosse il Vangelo in cui quasi tutti credevano compreso il Dott. Rodotà. A distanza di anni  le situazioni cambiano e cambiano purtroppo anche gli uomini, con l'aggravante, però, che la cultura giuridica, appresa ed approfondita dopo anni di laboriosi studi, perda la propria nobiltà, per adeguarsi ad interpretazioni voluta da indirizzi di testata, al punto di stravolgere quel puro libero pensiero di giuristi del calibro del Prof. Rodotà  che,  per compiacere i lettori, interpreta la decisione come tutela e non penalizzazione ideologica, tesi che sicuramente negli  anni di vera democrazia non avrebbe mai sostenuto, proprio per evitare di fare un affronto alle intelligenze altrui. Tutto ciò mi immalinconisce, perché  per me il prof. Rodotà era un mito di intelligenza, preparazione ed obbiettività e soprattutto un vero docente. Mi chiedo, infatti, come possa il Professore sostenere, con disinvolta logica, e ritenere accettabile una tesi così labile asserendo che la Corte sarebbe stata così prudente e accorta da tutelare l'immagine del Crocifisso impedendone l'affissione, per  sottrarlo ad una bagarre che sarebbe insorta per speciosi motivi di identità del nostro popolo, quando sa bene quale valore abbia ed abbia avuto in Italia il Simbolo e soprattutto, come sia nata l'Europa e quali siano stati i valori fondanti di essa.

Non può, infatti, contestarsi che  i principi basilari, fatti propri dalla democrazia, siano stati dettati per primo da Gesù, unica Persona al mondo che ha diviso il tempo della storia dell'uomo, insegnando l'eguaglianza, la non violenza, il rispetto per il prossimo e l'amore.

Sarebbe stato, dunque, veramente  all'altezza della Sua legittima  fama  il Professore se dalle colonne della Repubblica, invece, avesse avuto il coraggio  di ribadire, con l'incisività del Suo pensiero, che la Corte di Strasburgo dei diritti dell'uomo, ha invece perso l'occasione storica di affermare che il supplizio di quell'Uomo crocifisso e sofferente con la Sua morte ha insegnato al mondo, in epoca dominata dalla violenza, il principio del rispetto, la fratellanza e soprattutto l'amore. Questo è il valore del Crocifisso, non la dimostrazione di un  potere religioso, come si è voluto malamente interpretare, privando ed impoverendo i giovani studenti di comprenderne l'alto significato di unione fra i popoli, insegnamento e monito per tutti, credenti e non credenti. Unico vero Simbolo di tutela dei veri diritti dell'uomo, che la Corte per il mandato ricevuto aveva l'obbligo di comprendere e non  di censurare.

Con molta malinconia. Giovanni Borrelli

 

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