 Paolo di Tarso.it: Fonte, Pierfranco Bruni - È il romanzo di un amore in versi sull'onda di una visione misteriosa, in una storia di destini tra profezia, sensualita' e nostalgie. La poesia che si intreccia in una storia d’amore profonda che ha atmosfere magiche sul filo di un gioco in cui l’attesa e la profezia diventano modelli profetici in una duplice contesa tra lettura sciamanica e viaggio religioso. Si tratta del nuovo libro di Pierfranco Bruni dal titolo: “Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio” (CSR, info. 349. 4282197), in questi giorni in libreria. Un romanzo d’amore in versi attraverso 40 capitoli (Pp. 176, euro 15.50) che spaziano tra doloranti fughe e profetiche nostalgie. L’amore, in questo nuovo libro di Pierfranco Bruni, è un raccordare la quotidianità tra una sfuggente donna che appare, scompare, riappare e si fa orizzonte in una metafora costante che è il mare nell’universalità e nella personalizzazione del sentimento di viaggio e un io “narrante” che si trova costantemente in un dissidio tra ricerca e pienezza, tra una forte diaspora e una voce interiore che richiama i cammini degli antichi sciamani. Il conflitto si vive nelle parole, nel verso, nella poesia come completezza e incompiutezza, nello stesso contesto, di una meditazione in cui si verifica uno scontro lacerante tra il tempo che recita i passi dell’amore e quel tempo che segna il passaggio delle stagioni. Ci sono capitoli (o poemetti) lacerati da un dolore che non è apparenza stilistica o scenario lirico ma restano piuttosto una avventura tra il tentativo di ricucire un atto quasi sacrale, qual è l’amore nella sacralità dell’incontro, e uno sguardo proiettato verso la dimensione dell’onirico che rimanda ad una cultura dell’alchimia, della magia, del mistero tra mito, nostalgia e coerente ulissismo. È un libro, questo di Bruni, che si pone fuori dal laico concetto di poesia e di amore perché insiste su due coordinate: l’amore come eros, come passione, come fisicità e l’amore come rivelazione, come illuminazione e come destino. Un vero e proprio “cantico dei cantici”, in una esplosione quasi di sortilegi che hanno radici sia nella profezia che nel concetto di provvidenza. Una religiosità compatta in una amore fuori dalle convenzioni e dalle regole ma l’amore si racconta proprio per una selvaggia e mitica coincidenza di sensi e di intermittenze sentimentali. Fa da sfondo la dimensione della memoria che raccoglie il vissuto non in una visione romantica e tanto meno in un atteggiamento di rimpianto. Mai affiora il concetto di peccato. Anzi emerge che l’amore, tra eros e contemplazione, non tocca mai le corde del peccato. Tante sono le immagini proiettate nello specchio delle emozioni e sono queste emozioni che fanno di “Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio” un romanzo nel quale la poesia si articola in poemetti e il narrato ha sempre un filo conduttore dettato dal concetto che soltanto l’amore è bellezza e che la bellezza ha il compito di salvarci. Una lezione che emerge sia da San Paolo che da Dostoeviskij ma anche dai canti Navajo che recitano le loro avventure attraverso la voce della pioggia in una inarrestabile danza. Una abbinata coraggiosa che rende questo romanzo in versi di Bruni affascinante ed è tutto giocato in un contrasto di sguardi, di interpretazioni, di un mosaico che riesce a custodire i ricordi con la tensione mai dei presente e sempre della speranza, del futuro, di ciò che accadrà. C’è, in realtà, tutto il percorso onirico del viaggio di Pierfranco Bruni nell’oscillare tra linguaggio poetico e una potente visione sciamanica della vita.. L’io narrante sembra ascoltare gli echi e leggere i segni in una trascrizione che è fuori ogni tessuto di realtà perché la realtà, in questo libro, non c’è, come non c’è una verità ma soltanto un bisogno di capire le distanze, le lontananze, i distacchi. L’io narrante è come se restasse a guardare il mare e l’orizzonte e si trova, invece, ad osservare un falò non completamente spento e intorno a questo falò custodisce segreti che affida al vento e ai tramonti. Fortemente lirico, nella conta dei giorni l’incontro tra poesia, magia e mistero traccia non solo il profilo di una storia d’amore ma anche le nostalgie di un io narrante che vive con distacco il tutto, compreso il senso meditativo sulla morte, tranne che la passione nell’amore e l’amore nella passione. In questo io narrante, tracciato da Pierfranco Bruni, c’è l’incontro con una donna straordinaria un po’ strega, un po’ magicamente predestinata, a volte marcatamente misteriosa ma sicuramente legata alla religiosità di un tempo mai completamente inafferrabile. Un libro che raccoglie i dubbi, la provvisorietà, i simboli in un linguaggio originale mai scontato. Un romanzo d’amore in versi. Una storia d’amore in versi in uno scavo coraggioso dove il rischio della parola vale il rischio dell’esistenza. |